Le emozioni della pesca raccontate da Mauro Mazzo e Raffaele Mascaro

Paziente, curioso, spartano e amante della natura, dei suoi silenzi, delle sue bellezze ma anche delle sue tante ruvidezze. Mauro Mazzo così descrive la figura del pescatore. Mazzo, monzese, è uno dei maggiori esperti  internazionali di pesca a mosca e da anni gira il mondo alla ricerca di nuovi paesaggi, di nuovi fiumi, laghi e mari in cui pescare.  Ha vissuto esperienze emozionanti, ha realizzato filmati che sono veri e propri documentari naturalistici. Pesca da quando era bambino, dalle estati in cui si cimentava nelle rogge della campagna lombarda. Poi la pesca è diventata uno stile di vita, il modo per fuggire dai rumori della quotidianità e immergersi nella quiete di luoghi lontani e remoti dove il tempo sembra essersi fermato. Martedì sera Mazzo, che da sempre adotta la tecnica del “catch and release” (prendi e lascia andare il pescato), insieme all’amico di tanti viaggi Raffaele Mascaro ha raccontato alcune delle sue straordinarie avventure durante la serata organizzata dall’Ussmb “Pescare viaggiando o viaggiare pescando”.  L’esperienza lungo il fiume Labrador, negli Stati Uniti, in una zona disabitata e solitaria dove si arriva dopo un viaggio lungo e faticoso e i pesci possono pesare fino a 16 chili; la pesca in un lago della Patagonia detto Jurassic Lake per la stazza dei pesci (che sembrano animali preistorici) che si raggiunge dopo un viaggio di dodici ore su strade al limite della percorribilità e il vento soffia fino a 120kmh; le tante ore passate a mollo nei selvaggi fiumi degli Stati Uniti o nei laghi della Russia inaccessibili fino a pochi anni fa agli stranieri. Luoghi ancora incontaminati dove non esistono case né tantomeno alberghi, dove si dorme in alloggi di fortuna (magari con protezioni “artigianali” per tenere lontani gli orsi) e si fa la doccia con l’acqua del fiume. Ma il fascino della pesca è proprio questo.