Mario Cotelli e Claudia Giordani chiudono in bellezza MonzaMontagna 2018

Un finale vivace, ricco di ricordi e di aneddoti per la quattordicesima edizione di MonzaMontagna, la rassegna di sport, cultura, tradizione della montagna organizzata dalle nove società alpinistiche monzesi  con il contributo del Comune e il patrocinio, tra gli altri, della nostra Unione.  Sabato 1 dicembre al Binario 7 hanno catturato l’attenzione del pubblico Mario Cotelli, ex direttore tecnico della nazionale di sci passata alla storia come la valanga azzurra, e Claudia Giordani, una delle migliori sciatrici italiane di sempre. Incalzati dalle domande del giornalista Massimo Di Marco, fondatore della rivista Sciare, i due grandi protagonisti dello sci degli anni settanta hanno ripercorso alcune tappe salienti della loro vita tra le montagne e gli appuntamenti agonistici.  Cotelli ha ricordato la rivalità tra Piero Gros e Gutav Thoeni (“le migliori rimonte di Thoeni sono avvenute quando c’era Gros in testa”), la nascita della valanga azzurra (“grazie a un titolo di giornale che ha creato una sorta di brand”) , il “mitico” slalom gigante di Berchtesgaden del 1974 che vide ai primi posti cinque italiani: Gros, Thoeni, Stricker, Schmalzl, Pietrogiovanna che diede il via all’epopea della valanga azzurra. Claudia Giordani, invece, contribuì a dare un tocco rosa allo sci italiano in un periodo in cui lo sport femminile era considerato poca cosa. In particolare, Claudia ha ricordato il curioso episodio capitatole nel 1976 alle Olimpiadi di Innsbruck nella gara di slalom speciale. “Le condizioni meteo non erano favorevoli-ha raccontato-prima della partenza ero indecisa se indossare occhiali e cappello. Decisi di non mettere gli occhiali temendo che si sarebbero appannati lungo il percorso. Però, indossai il cappello. Man mano che scendevo il cappello cadeva sempre più in avanti finché mi ritrovai con gli occhi coperti. E così lo tolsi e lo gettai a terra”. Claudia vinse la medaglia d’argento dietro la fortissima tedesca Rosi Mittermaier di soli trentatré centesimi. Tutta colpa del cappello? Chissà, ma intanto Claudia, insieme alla valanga azzurra, è entrata negli annali della storia del nostro sci.